| L'Etica fra l'assolutismo e il relativismo: la via costruttivista | |
27 settembre 2006 |
Uno dei più grandi e difficili dilemmi etici riguarda la contrapposizione tra assolutismo e relativismo. Chi assume una posizione assolutista ritiene di possedere la verità e perciò, facilmente, si sente legittimato ad imporla. In altre parole, i valori espressi in una tale visione delle cose appaiono universali e, di conseguenza, chi non li condivide è nell?errore: va convertito? con le buone ma, anche, spesso, con le cattive. Sicché gli altri, o le culture altre, sono sbagliati. Viceversa, chi si riconosce in una posizione relativista, ritiene che ogni riferimento etico e morale sia storicamente, culturalmente, socialmente determinato e perciò valido quanto qualsiasi altro. Nessuno può arrogarsi il diritto di giudicare nessuno. Di fatto, qualsiasi discorso etico appare impossibile, se non calato in un contesto. Tutto può quindi essere giustificato e l?etica lascia il posto alla pragmatica della ?riduzione del conflitto? (un paradosso, comunque). Questo dilemma, insomma, se da una parte è apparentemente insormontabile, dall?altra - agli occhi di un costruttivista almeno ? presenta due alternative entrambe impraticabili. Ma come è possibile andare oltre questo storico dilemma? Come è possibile rispettare le differenze e, contemporaneamente, affermare l?esistenza di valori comuni, di comuni modi di sentire? Esiste e qual è il limite alle differenti visioni morali? E, infine, è questo un dilemma che possiamo evitare? Questa è la sfida offerta al dibattito su questo forum. |
| Re: L'Etica fra l'assolutismo e il relativismo: la via costruttivista | |
29 gennaio 2007 |
Caro Massimo, mi rammarico di aver fino ad ora ignorato questo prezioso forum e cercherò di (ri)mediare tra le due opzioni in gioco nel tuo punto di domanda. Giustappunto, tempo fa, ho letto un interessante (a mio parere) articolo, uscito su un recente numero di ?animazione sociale?, che riportava l?intervista ad un filosofo di nome Salvatore Natoli. ?Sono forse io custode di mio fratello?? il titolo, ?Un percorso alle radici antropologiche ed etiche del prendersi cura? il sottotitolo. Prima di esprimere (o almeno cercare di) il mio pensiero riporto la sua analisi etimologica della parola ?etica?. Ethos in greco significa consuetudine, abitudine, ma, all?origine della parola ethos troviamo la radice indoeuropea swe dalla quale, attraverso varie modificazioni fonetiche, derivano varie parole che esprimono rapporti di parentela traducibili in italiano come cognato, genero?Che esprimono rapporti di parentela trasversali. Ma c?è dell?altro, come fa notare questa persona (Natoli), dalla radice swe derivano il greco idios, che vuol dire proprio, singolare, e il latino suus che si presta ad una doppia interpretazione, ossia un significato in terza persona (l?appartenere ad un contesto sociale) e la dimensione privata dell?individuo, l?appartenere a se stessi. Da questa analisi della parola (proprio voi didatti ci avete allertato nei confronti dell?uso delle parole) si evince che l?etica è una prassi consolidata, divenuta abitudine e poi norma. La frase ?qualsiasi discorso etico è impossibile se non calato in un contesto? è un tranello (o un paradosso della comunicazione), in riferimento all?essenza stessa dell?ethos che è (e non può non essere) un contesto. L?etica non ha bisogno di lasciare posto alla pra(gma)tica in quanto vi è generata e ne porta il peso nella sua stessa identità. Il tutto di cui parli non va giustificato, ne va garantita la possibilità d?esserci. Contestualizzato in questa premessa, il dilemma stesso della contrapposizione tra assolutismo e relativismo non ha soluzione, perché le due prospettive trovano la loro ragione nel LORO ethos d?origine. La prima affascinante parte della parola etica (swe) apre una (incommensurabile) prospettiva ben più profonda ma vorrei aprire questa ?finestra? dopo, se e quando vorrà esserci, la risposta di chiunque voglia stroncare o completare o condividere o riformulare la mia farneticazione quotidiana. A presto, Agnese (C3). [ Modificato da giliberto il 30/01/2007 alle ore 14:01 ] |
| Re: L'Etica fra l'assolutismo e il relativismo: la via costruttivista | |
05 febbraio 2007 |
Ciao sono Ilaria (c3). Tema complesso e interessante quello lanciato da massimo e continuato da Agnese (con la quale condivido la curiosità etimologica). Vi lascio quanche mia riflessione.... Il tema dell'etica all'interno del pensiero costruttivista mi sembra collocarsi come una sorta di "interfaccia" tra due dimensioni interconnesse e legate da circolarità: una esterna ed una interna. - La dimensione esterna è un guardare al di là, al fondamento. Proprio per questo conduce all'interrogativo di massimo chiedendosi il senso (paradossale o meno) della questione etica nel pensiero postmoderno, si chiede la possibilità di una terza via tra assolutismo e relativismo assoluto. - La dimensione interna attinge ai presupposti del costruttivismo e a partire da questi si interroga sulle modalità di una prassi (anche terapeutica) etica nell'incontro con l'Alterità, ovvero in linea con i propri presupposti. Si chiede come una visione del mondo possa "prendersi cura" di un'altra visione del mondo evitandone l'assorbimento totale, si chiede i limiti del proprio agire ed arriva poi a sfociare nella dimensione esterna quando mette in discussione il concetto stesso di eticità. La circolarità tra queste due dimensioni appare naturale se si considera che il costruttivismo non rinuncia ad applicare il costruttivismo anche a se stesso. L'incontro con l'Alterità è intriso di questioni etiche (interne ed esterne). Se la terza via tra oggettivismo (il muro c'è e basta) e idealismo (il muro non c'è e basta) è stata rappresentata dal costruttivismo (ciò di cui mi occupo è la muralità del sistema, ovvero l'essere del muro per qualcuno)....la terza via tra relatismo e assolutismo quale potrebbe essere? Forse il guardare ad un processo....guardare all'Eticità dei sistemi nel loro mettersi in relazione.....guardare al farsi continuo di una questione etica interna ed esterna a ciascun sistema (di significati). Il mio delirio è finito Ciao a tutti e buona giornata Ila |
| Re: L'Etica fra l'assolutismo e il relativismo: la via costruttivista | |
06 febbraio 2007 |
Salutamu... Cara compagna e cari compagni (di viaggio) abbandono umilmente ogni velleità saccente e ammetto spudoratamente la mia ignoranza di costruttivismo. Ne sono a digiuno, lo ammetto, e, pur tentando di "disignorarmi", cercherò di non saziarmene completamente. Parlo attingendo parole dal comune linguaggio quotidiano che mi caratterizza. Fatta questa orribile premessa, passiamo al farneticante delirio a noi consono. La tua splendida riflessione (o Ilaria) mi riconduce alla radice della parola etica, swe, dalla quale derivano significati come appartenere (ad un contesto) e appartenere a se stessi. Questo mi fa pensare che già nella natura dell'etica sia racchiusa una continua tensione tra appartenersi, quindi separarsi, e appartenere agli altri, unirsi a loro attraverso la comunità. La chiave che possa aprire un varco nel dilemma potrebbe essere proprio l'etica...continua sospensione tra il mettersi in relazione con se stessi e con gli altri. Un processo (bella parola) che finchè si snoda ci si preserva (come dice il professore Marhaba, finchè si discute non ci si ammazza). Mettersi in relazione con sistemi (di significati) altri per potersi riconciliare con i propri. Forse non siamo così distanti. Buona riflessione a tutti, Agnese (C3). |
| Re: L'Etica fra l'assolutismo e il relativismo: la via costruttivista | |
06 febbraio 2007 |
Cara agnese e compagni viaggianti, anch'io sento fortemente la mia ignoranza (fatta di molti libri non letti, per pigrizia, di esperienze ancora non fatte e di persone ancora non conosciute). Mi piace molto il percorso comune che le nostre riflessioni stanno intraprendendo (e alle quali spero se ne aggiungeranno altre)....quest'immagine di continua tensione tra appartenersi e appartenere, interno ed esterno, coerenza con i propri presupposti (anche culturali) e desiderio di metterli "sul piatto dell'umanità" (in gioco, sulla piazza, nella ricerca di qualcosa).....un processo di continua costruzione e ricostruzione che trova radici nel relativo e cerca ramificazione nell'universale (e viceversa). Il costruttivismo è in parte all'interno di quella piazza (a mettere sul tavolo da gioco i propri presupposti) ed in parte sulla strada che l'affianca (ad osservare quello che succede nella piazza stessa). Ila |
| Re: L'Etica fra l'assolutismo e il relativismo: la via costruttivista | |
06 febbraio 2007 |
Non so se sono riuscito a fare una login. L'etica è il gradino più alto che le scienze umane devono affrontare e, allo stesso tempo, essenziale fin dall'inizio se non si vuole tradire quell'aggettivo: umano. Ma non volevo ripercorrere il dilemma che Massimo lanciava. Universale vs particolare. Parlare di universali che non contemplano l'Altro, universali che si debbano importare a qualcuno che non li condivide ha ben poco di universale. Il particolare, d'altro campo, è sempre incompleto perché l'umano di prima è un essere che trascende il qui e ora e spesso, come i costruttivisti sanno bene, è nelle anticipazioni o nelle revisioni validanti/invalidanti che si gioca la partita. Per risolvere i dilemmi, che non si possono risolvere mai definitivamente, due sono le possibilità (almeno quelle che so io): a) il pensiero laterale, o se volete, l'alternativa prospettica; b) viverli. L'etica non si risolve con l'alternativa prospettica (così si rimanda e basta) e allora la soluzione da adottare è la seconda (come al solito). Ma l'etica è strana. Per sua natura non si può insegnare, quindi nessuno te la dice, la devi incarnare tu da solo/a. Quando uno vuole essere l'etico (eufenismo) cosa fa? Prende una situazione e cerca di capire qual'era il bene, cerca una risposta. Ebbene sta facendo solo morale. L'etica genera una domanda, si chiede quale sarebbe stato il bene. Questa domanda, inaspettata, apre il territorio, "s'affaccia nella radura", dove puoi incontrare quell'Altro. Matteo |
| Re: L'Etica fra l'assolutismo e il relativismo: la via costruttivista | |
10 febbraio 2007 |
Matteo parlava di "affacciarsi alla radura"....di "incontrare l'Altro"... Pensavo di provare a mettere un po' le mani in pasta... Provo a introdurre nella discussione del forum uno dei tanti Altri (per me) possibili...negli ultimi anni sempre più protagonista di cronaca e di riflessioni. Non scenderò nei particolari tecnici e culturali perchè immagino li conosciate già. Una donna masai (mi scuso se non si scrive così) decide di far infibulare la figlia. Per questo motivo si rivolge ad una donna anziana solitamente addetta a tale pratica. Intorno a questa situazione si alzano alcune voci: - donne e uomini africani favorevoli a tale pratica - donne e uomini africani sfavorevoli e che si stanno muovendo per un cambiamento culturale rispetto all'uso di tale pratica nel loro territorio - persone che la ritengono lesiva dei diritti umani e condannabile come crimine - persone che la ritengono lesiva dei diritti umani ma comprensibile nel sistema culturale di riferimento - persone che condannano la pratica ed il significato sottostante la pratica (impedire ad una donna di vivere la propria sessualità in assenza della presenza maschile) - medici disposti a praticare una forma lieve ed indolore di infibulazione .....a queste si potrebbero aggiungere altre infinite voci..... In questa pasta densa....dove sta la via cotruttivista tra assolutismo e relativismo? Buone riflessioni (che cercherò di fare anch'io) Ila |
| Re: L'Etica fra l'assolutismo e il relativismo: la via costruttivista | |
11 febbraio 2007 |
...la mia voce farebbe parte di quelli che ritengono la pratica lesiva dei diritti umani ma comprensibile nel sistema culturale di riferimento...comunque credo che possa esserci una via costruttivista x ogni voce...ma quale?! Tornando alla donna, forse bisognerebbe chiedersi xè x le è importante fare infibulare la figlia, dove vive questa persona, chi sono le persone che le stanno accanto(ci sono solo donne infibulate?),cosa significherebbe x lei e per il futuro della figlia stessa, essere "diversa"... Tante domande...ma quali risposte? Michela |
| Re: L'Etica fra l'assolutismo e il relativismo: la via costruttivista | |
12 febbraio 2007 |
Intricata mistura di ingredienti, manca accidentalmente la voce della.... FIGLIA? Lessi di africani pro e contro, madre, diritti umani (scomputati dall?umano), medici e co. persino e chi permette che abbia voce quella piccola persona? SOGGETTO di disputa ne diviene OGGETTO. Ascoltare se ha da dire. Ascoltare, almeno. Vivrebbe esperendo senso per sé. Agnese |
| Re: L'Etica fra l'assolutismo e il relativismo: la via costruttivista | |
12 febbraio 2007 |
Giusto Agnese...io, senza che qualcuno o qualcosa me lo facesse pensare, avevo dato x scontato che la figlia fosse troppo piccola per poter esprimere il suo parere a riguardo...chissà perchè mi immaginavo una bimba di pochi mesi eppure l'infibulazione viene praticata anche alle donne... Michela |
| Re: L'Etica fra l'assolutismo e il relativismo: la via costruttivista | |
12 febbraio 2007 |
...mi sto rendendo sempre più conto della complessità del tema. E mi sorgono ancora domande.... Esiste un substrato etico universale a tale situazione? Se la tutela dell'integrità anatomo-fisiologica da parte della madre nei confronti della figlia non è un presupposto etico condiviso come non lo è il parere della figlia sulla propria condizione anotomica e fisiologica, lo è forse la tutela sociale, esistenziale e "spirituale" della figlia? E' "corretto" (passatemi il terminaccio) chiedersi la possibilità di un "sentire" universale nella maternità? O presupponiamo la maternità stessa come continuo processo di costruzione sociale e culturale all'interno di un sistema? Esiste un modo alternatico di porsi la domanda? Forse questo?: all'interno di ciascun sistema, con una propria organizzazione, è possibile individuare una costruzione dell'eticità madre-figlia che si articola in relazione al sistema in modo simile a come si articola all'interno dell'organizzazione di un altro sistema? O meglio: l'etica non più come contenuto isolato (inviolabilità dell'integrità fisica di un altro essere umano) ma come articolazione all'interno di un sistema. Questo punto di vista svicolerebbe il relativismo perchè si pone una domanda di similarità....e svicolerebbe l'assolutismo perchè non si interessa a valori universali ma a "costruzioni" che hanno in comune la loro modalità di articolazione-relazione con il sistema di appartenenza. Per citare Carmen: un'etica come grammatica condivisa piuttosto che come lessico condiviso. Cosa ne pensate? Ila |
| Re: L'Etica fra l'assolutismo e il relativismo: la via costruttivista | |
12 febbraio 2007 |
PS...dimenticavo di rifarmi all'esempio... La domanda potrebbe essere posta più o meno in questi termini? E' possibile chiedersi se l'eticità della relazione madre figlia si caratterizzi della seguente "articolazione" con il sistema di riferimento: assicurare una sintonia tra la figlia e i presupposti fondamentali dell'essere individuo (donna e uomo) all'interno del sistema stesso? (presupposti che possono mostrarsi diversi da sistema a sistema). I continui processi di cambiamento all'interno dei sistemi invitano, sulla base di tale "articolazione", a rivedere il senso della pratica stessa (e da qui le diverse voci di dissenso all'interno di una cultura comune). Ila |
| Re: L'Etica fra l'assolutismo e il relativismo: la via costruttivista | |
08 marzo 2007 |
Signori a tutti buongiorno. Solo ieri ho letto "integralmente" l'allegato del "trialogo incriminato" e mi si sono chiariti molti nessi. Ne ho trovato un'altro, di nesso. Ascoltando la mia terra cantare (un gruppo di nome Agricantus nato in Sicilia) ho colto questa frase : "ma in funnu i muntagni sonu comu l'omini, facci ca scumpainu, genti e genti supra l'avi"..."ma in fondo le montagne sono come gli uomini, facce che scompaiono, persone e persone sopra gli avi". Mi sono chiesta cosa si intendesse con questo messaggio. Ci ho visto storie di "genti", persone che "nutrono gli antenati" e ne raccontano l'esistenza attraverso se stessi. Tradizioni di terre, culturalmente impresse nel pensare. Consuetudini consolidate gli uni con gli altri, entrando in relazione con sé attraverso l'altro da sé. Vivere eticamente, e non solo sapere l'etica, dona senso alle persone "pragmatizzandone" le storie dei loro popoli. L'infermiera non ha fatto "così" solo perchè così si fa, ma ha fatto così perchè tradizionalmente ha osservato fare così, appropriandosene. Chiedo scusa se ho "arzigogolato" assai il mio umilissimissimo parere. Agnese. PS per il didattore: ...mi è bastato! |
| Re: L'Etica fra l'assolutismo e il relativismo: la via costruttivista | |
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12 marzo 2007 |
Per prima cosa chiedo a tutti di perdonarmi x la mia latitanza, ma da adesso fino alla fine dell'esame di stato sarò molto impegnata a disperarmi... L'argomento è molto complesso e scottante,forse è anche per questo che non ho risposto prima... Penso che una "terza via" per l'Etica ci possa essere, ma la strada da fare è molto lunga e penso che siamo solo ai piedi della montagna; ma da qualche parte bisognerà pur cominciare!No?! Credo che si possa pensare a un'Etica "universale" come ad un'"Etica dei contenitori" laddove un'"etica dei contenuti" può più facilmente portare al relativismo alcuni e all'assolutismo altri. ...Contenitori robusti e capienti, da costruire "su larga scala". Comincerei da un grosso recipiente che possa accomunarci tutti come membri della stessa specie: "Umanita". Che cosa ci mettereste dentro? Mi scuso per il pessimo italiano, dovrete abituarvici e spero di non aver sparato una ******* troppo grossa... ciao Giovanna P.S. Nel "pretendere" che decifriate la parola "asteriscata"... conto sul vostro essere costruttivisti :) ! |
| Re: L'Etica fra l'assolutismo e il relativismo: la via costruttivista | |
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13 marzo 2007 |
P.P.S. Ripensando a quello che ho scritto ieri... Forse la prima domanda da farsi riguarda i "contenitori". Forse,condividendo dei significati comuni su questi, potremmo essere anche più facilmente d'accordo su quelli che potrebbero poi essere i "contenuti" di un'etica costruttivista. Riprendendo il punto da cui ero partita comincerei a chiedermi che cosa intendo e cosa intendiamo per "Umanità". Penso anche un'altra cosa: che questa nostra è solo una piccolissima piazza, solo un punto di partenza del tipo "VOI SIETE QUI". Alla prossima Giovanna |
| Re: L'Etica fra l'assolutismo e il relativismo: la via costruttivista | |
13 aprile 2007 |
ciao a tutti diverse volte sono venuta sul forum, ho letto quello che avete scritto, sempre molto interessante e complicato, provavo a rispondere ma non ci riuscivo, in 'realtà', neanche ora so davvero dove mi porterà questo ragionamento, ma è la prima volta che sento un impulso più forte di scrivere, per cui lo seguo senza pormi troppe domande. Infondo la possibilità, che qui ci è data, di sbagliare con tranquillità è una grande libertà, che ci permette di sperimentare profondamente il nostro pensiero e lasciare che gli altri lo possano guardare, senza timore per questo, nè vergogna. Riflettendo sull'etica ogni direzione che prendo mi ripora ad una strada interrotta, bellissima passeggiata nei meandri dell'umanità ma sempre troppo parziale. La tentazione ultima è sempre quella di spingersi troppo in là e di sbattere o contro il muro dell'assolutismo o del troppo relativismo (troppo poco costruttivo). Ogni volta che mi cimento in questi pensieri mi viene in mente Gesù, il suo insegnamento era a mio modesto parere più che etico, ma guardiamo anche come è stato strumentalizzato indecorosamente da nostra 'Madre Chiesa', riconducendolo a una deprivazione di Libertà per tutti. Proprio la libertà che è alla base dell'Amore e della vita, che ci rende uomini...Eppure dall'altra ci potreppe essere troppa libertà che potrebbe ledere anche quella altrui..Ma chi può decidere cosa è lecito e cosa non lo è, dove va rispettata la libertà di un gruppo e dova quella del singolo (mi viene in mente la discussione che abbiamo avuto il giorno della selezione sul compito di formare una nuova civiltà sull'isola). Infondo non è anche l'etica un costrutto con i due poli opposti assolutismo e relativismo e noi in base alle situazioni tendiamo verso l'uno o verso l'altro dei poli? ....Come è possibile trovare una terza via?... Forse un intermedio come il grigio, ma non è poi anche quello un'altro costrutto che avrà il suo opposto? Ecco questo è il labirinto che mi imprigiona e che mi fa apprezzare moltissimo ogni intervento come motivo di riflessione e di possibilità altre. [ Modificato da paola orlando il 13/04/2007 alle ore 10:04 ] |
| Re: L'Etica fra l'assolutismo e il relativismo: la via costruttivista | |
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16 aprile 2007 |
Ciao ragazzi. La cosa mi sembra complessa e articolata. Ci sto pensando molto ma la sensazione è quella di essere al punto di partenza. Una cosa non condivido però: secondo me la pretesa di trovare dei valori universali non ha senso perché ogni persona ha un personale sistema di significati. Per definire gli universali dovremmo conoscere ogni sistema, quindi ogni persona. Ci sono miliardi di voci: se volessimo veramente rispettare le differenze dovremmo ascoltarle tutte fino all?ultima. E ancora il tempo ci avrebbe ingannato?questi sistemi in movimento!! I sistemi costituzionali e legislativi richiedono al singolo una sospensione di quei principi etici individuali che entrano in contrasto con tali sistemi. In altre parole non sembra possibile rispettare la totalità delle differenze (il sistema giudiziario lo dimostra): proprio per il fatto che due sistemi di costruzione possono essere simili ma non identici, data la loro complessità di organizzazione, qualsiasi compromesso legislativo non rispetta le differenze. (Forse sarebbe più facile emanare leggi nel popolo delle pulci). Quindi, se il nostro discorso può portare interessanti novità nel piano etico interpersonale, ritengo difficile che ci riesca in quello universale. E? un po? la contraddizione espressa da Gergen nel momento in cui suggerì la costruzione di un?etica di secondo livello. A questo punto il miglior sforzo tra due sistemi che si propongano di costruire un?etica comune mi sembra proprio il DIALOGO inteso come costante tentativo di definire un denominatore comune che ?accontenti? entrambi. Sforzo che comunque non raggiungerà mai la piena realizzazione. |
| Re: L'Etica fra l'assolutismo e il relativismo: la via costruttivista | |
18 aprile 2007 |
Calorosi saluti. Lo spunto di Stella mi pare rilevante, uno spartiacque tra assolutamente mio e assolutamente altro: DIALOGANDO si trova un compromesso (???). I punti di domanda sorgono come margherite al sole (omaggio alla primavera che imperversa) in quanto penso che per TROVARE un denominatore comune che ACCONTENTI è necessario CERCARLO, aggiungerei VOLERLO. In questi giorni sulle prime pagine dei giornali l'argomento "cool" è la protesta dei cittadini cinesi. Ieri (mi pare) c'è stato l'incontro tra la sindachessa di Milano e un diplomatico cinese. La parola chiave era DIALOGO, si cercherà, si proporrà.... Credo fortemente che DIALOGO privo di movimento sia sterile quanto un discorso SULL'ETICA e non sulle ETICHE. Il movimento a cui mi riferisco è quel tanto che basta per arrivare da ME all'ALTRO, presumibilmente lo stesso movimento che L'ALTRO farà verso di ME. Ci incontreremo in un frangente e quello sarà DIALOGO. Ma questo è solo il mio parere. Saluti. PS per Giovannino: Pare che in alcune popolazioni di pulci ve ne risieda qualcuna che osa avere la velleità di saltare più in alto delle altre e intenda sperimentare modi diversi di essere pulce. Si narra che abbia contatti segreti con un certo gabbiano Gionathan Livingston...(si scrive così?) Agnese. [ Modificato da Augusta il 19/04/2007 alle ore 08:04 ] |
| Re: L'Etica fra l'assolutismo e il relativismo: la via costruttivista | |
24 aprile 2007 |
ciao a tutti! eccomi quì, meglio tardi che mai, qualcuno disse... premesso che per violenza intendo: qualsiasi forma di negazione dell'essere, io credo che se nell'assolutismo una determinata etica viene imposta con violenza, nel relativismo sia una non etica ad essere imposta con violenza (riconoscere ugual peso a tutte le posizioni, equivale a non riconsocere la specificità di nessuna di loro). E a questo punto, che senso avrebbe tentare di addentrarsi in una particolare visione del mondo (o di proporre una qualche etica)... ops, forse sto dando l'idea di parlare di nichilismo? forse... la via costruttivista (per come la sto costruendo IO in questo momento!) mi pare proporre con vera autenticità la non-violenza, nel senso che il costruttivismo, udite udite, è consapevole di essere esso stesso una costruzione!!! quindi: nessuno può uscire dalle proprie costruzioni (neanche i nostri fratelli maggiori "relativisti"!), dal proprio punto di vista. L'unica possibilità è il DIALOGO, la CONDIVISIONE, lo SCAMBIO per costruire insieme, nella relazione, nuove costruzioni e, perchè no, l'ETICA! chissà se sono riuscita a farmi capire...? dialogo dialogo dialogo! ciao a tutti francesca senior |
| Re: L'Etica fra l'assolutismo e il relativismo: la via costruttivista | |
27 aprile 2007 |
Dialogo? Sono d'accordo. Tuttavia, non è il dialogo a sua volta fondato su un presupposto etico? Ossia che il dialogo sia 'un bene'? Senza questo presupposto comune non vedo possibilità... di dialogo. Perché, infine, dovremmo dialogare? Di che? Sembra insomma che: (a) il dialogo sia esso stesso un principio etico e (b) che non sia possibile immaginare alcuna direzione del dialogo senza l'emergere di altri, più fondamentali e condivisi principi. Non trovate? |
| Re: L'Etica fra l'assolutismo e il relativismo: la via costruttivista | |
30 aprile 2007 |
Il termine dialogo (dal greco dià, "attraverso" e logos, "discorso") indica il confronto verbale tra due o più persone, forma appropriatissima a esprimere sentimenti diversi ed a discutere idee opposte (da Wikipedia). Esimio didattore, Intendo riferirmi a "Dialogo" attribuendo ad esso responsabilità allegorica. Alta e altra espressione comunicativa di senso, va oltre la forma "parlare con qualcuno di qualcosa", arricchendosi di significati e significanti. Dialogo che accoglie l'"incontrare l'altro da sé" (non solo persone ma tradizioni, morale, costruzioni di significato, mondi "altri"). Forse mi riferisco a "Dialogo" come da sé "fondamentale e condiviso principio etico"? Quel "Universale" a cui aneliamo? Giacchè esisterebbe mai "COMUNITA'" se non ci si relazionasse tra esistenze in movimento, persone in relazione? Mi persi. Agnese |
| Re: L'Etica fra l'assolutismo e il relativismo: la via costruttivista | |
03 maggio 2007 |
...dunque stiamo dialogando. Agnese |
| Re: L'Etica fra l'assolutismo e il relativismo: la via costruttivista | |
03 maggio 2007 |
Sono d'accordo sia con massimo che con agnese. Ulteriore riflessione: il dialogo in quanto etico ha dei principi e delle "regole" (oddio, ho detto regole!): nello specifico, volendo fare la costruttivista in erbetta (non mi considero neanche in erba...), essendo gli individui dei processi in costante movimento canalizzati dai modi in cui anticipano gli eventi, un dialogo-etico non può che richiedere agli individui lo sforzo di mantenere flessibile e aperto il proprio sistema di costrutti, andando contro la propria tendenza naturale (riuscire ad anticipare gli eventi). E scusa se è poco! e allora diventa facilissimo perdersi......!!!!! mmmm mi sa che c'è il traccobetto, vero massimo???!!! ciao Francy senior |
| Re: L'Etica fra l'assolutismo e il relativismo: la via costruttivista | |
04 maggio 2007 |
Gent.ma Francesca, Abbiamo l'onore di comunicarLe che Lei si è resa pioniera di un nuovo, ENTUSIASMANTE mestiere: LA MEDIALOGA (mediatrice di dialoghi in movimento)!!! Domanda per Massimo -che di mestiere fa il DIDATTORE (didatta direttore)- : appartenere alla stessa comunità culturale e condividere le stesse origini BASTA per CAPIRSI? ridondando: persone che condividono le stesse origini storiche e tradizioni culturali, DIALOGANDO si comprendono? Agnese |
| Re: L'Etica fra l'assolutismo e il relativismo: la via costruttivista | |
09 maggio 2007 |
Carissimi Qui si sta facendo molto interessante.. Purtroppo mi rimangono pochi minuti a disposizione, in biblioteca ho i minuti contati per stare su internet, per dire la mia per dunque non assicuro cose intelligenti.. Sono Molto d'accordo con Massimo che il Dialogo presuppone già un etica e un ottica sottostante come potrebbe essere la nostra che presuppone la condivisione e la comprensione, non in termini cristiani)..... scaduto il tempo.. |
| Re: L'Etica fra l'assolutismo e il relativismo: la via costruttivista | |
09 maggio 2007 |
Ciao a tutti, Concordo anch'io con Massimo... ho qualche dubbio ma,Massimo probabilmente ci illuminerà , sul fatto che le persone della stessa cultura e con le stesse tradizioni si comprendano dialogando... o meglio, forse non è sempre così scontato. Spesso accade che uomini e donne, vivano all'interno di una realtà assolutamente egocentrica, e cerchino di ridurre le infinite "verità" degli altri a un proprio permeabile "mondo presunto".Capita anche che persone, seppur legate da esperienze comuni e da sentimenti profondi, non abbiano la stessa "percezione" degli eventi, e tuttavia si aspettano di capire ed essere capite. Risultato? Una comunicazione distorta, inefficace. Forse, il problema principale della comunicazione è che ogni messaggio non dice solo quello che dice. Dentro, dietro e intorno alle parole pronuciate, si vivono innumerevoli storie, gesti, sguardi e atteggiamenti che trasformano la comunicazione in un insieme di significati mutevoli e confusi.Dunque...DIALOGO si ma, come comprendere se durante un dialogo si "parla" effettivamente della stessa cosa?Di conseguenza, se ciò non è chiaro, come possiamo pretendere di capire ed essere capiti? Scusate per il delirio... A presto Michela. |
| Re: L'Etica fra l'assolutismo e il relativismo: la via costruttivista | |
09 maggio 2007 |
Ciao a tutti, Concordo anch'io con Massimo... ho qualche dubbio ma,Massimo probabilmente ci illuminerà , sul fatto che le persone della stessa cultura e con le stesse tradizioni si comprendano dialogando... o meglio, forse non è sempre così scontato. Spesso accade che uomini e donne, vivano all'interno di una realtà assolutamente egocentrica, e cerchino di ridurre le infinite "verità" degli altri a un proprio permeabile "mondo presunto".Capita anche che persone, seppur legate da esperienze comuni e da sentimenti profondi, non abbiano la stessa "percezione" degli eventi, e tuttavia si aspettano di capire ed essere capite. Risultato? Una comunicazione distorta, inefficace. Forse, il problema principale della comunicazione è che ogni messaggio non dice solo quello che dice. Dentro, dietro e intorno alle parole pronuciate, si vivono innumerevoli storie, gesti, sguardi e atteggiamenti che trasformano la comunicazione in un insieme di significati mutevoli e confusi.Dunque...DIALOGO si ma, come comprendere se durante un dialogo si "parla" effettivamente della stessa cosa?Di conseguenza, se ciò non è chiaro, come possiamo pretendere di capire ed essere capiti? Scusate per il delirio... A presto Michela. |
| Re: L'Etica fra l'assolutismo e il relativismo: la via costruttivista | |
09 maggio 2007 |
ciao a tutti, vedo con piacere che il forum sull'etica è sempre in movimento (tanto per usare una parolina che non si sente mai all'icp:-) Le vostre interessanti idee mi hanno suscitato delle riflessioni che mi piacerebbe condividere: - Il desiderio di distinguere etica e morale: la prima come "situata in un contesto", in relazione a qualcosa, DENTRO l'esperienza; la seconda come esterna alla relazione, come qualcosa che "c'è" prima di incontrare qualcosa, FUORI dall'esperienza. La morale suona come "non si uccede mai e in nessun caso un essere umano", l'etica suona come "ha senso per me aiutare Lui a morire in questa particolare situazione". - Mi riesce impossibile pensare all'esperienza senza etica. Etica intesa come DIREZIONE. Direzione che non è la strada da percorrere, la velocità, il mezzo o la meta ma qualcosa che ha a che fare con il senso dell'andare... - Penso all'etica come un PROCESSO che assolutizza l'esperienza (la rende assoluta, la DIREZIONA, le dona senso) e che allo stesso tempo, proprio per la sua natura processuale e non meccanicistica, si modifica, si rinnova. (Io per esempio sento in me un'etica diversa rispetto a quando avevo 13 anni). Immaginatevi la traccia grafica di una direzione che si modifica continuamente: un cerchio. - Non immagino le culture come enti monolitici ma anch'esse come PROCESSI. Le direzioni delle diverse culture possono essere comuni o divergere....e quindi incrociarsi....confrontarsi. Il DIALOGO interculturale non lo penso come una comunicazione tra entità (cose) ma come un processo di negoziazione tra processi di negoziazione (le culture). Spero di essere stata sufficientemente delirante A presto e buona giornata Ila |
| Re: L'Etica fra l'assolutismo e il relativismo: la via costruttivista | |
10 maggio 2007 |
Mi fanno tanto sorridere (irriverentemente non RIDERE) quei "sono d'accordo" o altre espressioni, al tempo stesso le rispetto molto. Mi piace pensare che in questo spazio non si voglia arrivare da nessuna parte se non condividere "opinioni opinabili" in serena pace, superando schieramenti o VERITA' che possa possedere chiunque di noi. Ho gustato APPIENO- assai proprio- Ilaria e le sue parole. Sento che i nostri pensieri si muovono verso luoghi comunicanti ma lei esprime meglio di me il Tutto perchè è anche molto colta. La mia domanda era ironicamente retorica (o retoricamente ironica se si desidera). Penso che ritenere un' Etica Comune di riferimento un presupposto per il Dialogo possa nascondere insidiose trappole d'incoerenza: potrebbe EGOISTICAMENTE (non c'è alcun riferimento a Michi ma EGOCENTRICHE mi sta irrimediabilmente sul culo*) far pensare a "c'è un'unica Etica e, casualmente, è la nostra" . Se, e sottolineo se, ESISTE un'Etica comune di riferimento allora perchè non ci si COMPRENDE tra persone APPARTENENTI allo stesso ceppo culturale? Il punto di domanda indica apertura, da parte mia, alle proposte di tutti... rifuggendo l'idea che qualcuno possa "illuminarci" su cosa è GIUSTO piuttosto che no. Vi abbraccio, Augusta. * un francesismo al posto di PALLE. |
| Re: L'Etica fra l'assolutismo e il relativismo: la via costruttivista | |
12 maggio 2007 |
Rifuggendo le Illuminazioni di colta (dall'albero) giustezza.-).. ...non so se uno stesso ceppo culturale abbia un'Etica comune di riferimento. Mi verrebbe da dire che abbia una "questione etica" comune in corso... Ho sempre più spesso l'impressione che gli appartenenti ad una stessa cultura si COMPRENDANO perchè si pongono le stesse DOMANDE ma non necessariemente perchè si danno le stesse RISPOSTE. Pensa alla nostra: in questo momento è impregnata da alcune questioni etiche nucleari .....come per esempio La Famiglia,la multiculturalità, la Laicità (questa è molto italiana). Esistono posizioni molto diverse su queste questioni...ma ci comprendiamo sulla necessità di affrontarle...hanno un senso per noi (e forse non per altri). A parte questo mi piacerebbe sapere cosa ne pensate riguardo questo tema: alcuni giorni fa mi hanno proposto di collaborare con Amnesty per quanto riguarda l'EDU (educazione ai diritti umani)....io ho accettato perchè la ritengo un'area molto interessante. Sulla base di una piena Condivisione a livello personale mi sono però nati degli interrogativi a livello "speculativo" (diciamo così) sul tema dei Diritti Umani: Che cos'è La Dichiarazione Universale Dei Diritti Umani del 48' (e successivi patti)? Un tentativo di più nazioni di cercare un substrato Etico Comune ed Universale sui bisogni inalienabili di un essere umano in quanto essere umano? Il tentativo di crearsi una serie di obiettivi comuni? Una modalità per costruire un percorso di pacifica convivenza tra popoli dopo i disatri della seconda guerra mondiale? Una narrazione? Una delle tante possibili (niente di universale)? Secondo voi? Buon finesettimana Ila |
| Re: L'Etica fra l'assolutismo e il relativismo: la via costruttivista | |
15 maggio 2007 |
cara Ilaria... dovendo scegliere una delle tue domande, opterei per la prima. Ritengo,che la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani,possa essere il "vano tentativo", di più nazioni,di cercare un substrato Etico Comune ed Universale sui bisogni dell'uomo. Questo, nonostante,i diritti dichiarati come universali e appartenenti all'uomo,siano il prodotto di una conquista che appartiene ad una storia occidentale. Di consseguenza,se il Documento, esprime una modalità di sancire i diritti che non corrisponde alla visione di tutte le altre culture esistenti, può davvero, essere considerato UNIVERSALE? Ummmm... Baci Micky |
| Re: L'Etica fra l'assolutismo e il relativismo: la via costruttivista | |
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19 giugno 2007 |
A dire la verità leggendo questi (pen)ultimi contributi mi viene in mente la frase di Camren rivolta a Maharaba (forse) in cui emergeva lo stesso paradosso sollevato da Massimo: si dialoga quando il dialogo non serve. in breve: se dialoghiamo abbiamo già dei presupposti comuni, delle basi su cui poggiare le nostre bocche di parlanti. Ma non sono del tutto convinto di ciò se penso al dialogo come costruzione di altre costruzioni (vedi Ilaria). Noi costruiamo quando notiamo delle somiglianze e delle differenze tra ciò che esperiamo. Allora il dialogo non è già etico a priori ma diventa etica quando si dialoga. Non dialogo perchè ho terreno comune ma ho terreno comune perchè dialogo. la sensazione è che l'azione dialogica preceda di poco la formazione di un'etica comune, è una spinta di comprensione, è un movimento per, una direzione. Per quanto riguarda l'assolutismo, posso avere alternative alla possibilità di essere assolutista rispetto alla mia etica?anche il relativista più convinto è relativo in senso assoluto, perchè impone a sè un verità assoluta in senso relativo. secondo voi? |
| Re: L'Etica fra l'assolutismo e il relativismo: la via costruttivista | |
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02 luglio 2007 |
Ciao a tutti, ho seguito a tratti il vostro dialogo, mi ero ripromesso di scrivere qualcosa tempo fa, ed ora ci sono. A proposito dell'etica, a me ha dato molti spunti di riflessione e sentire il libro di Varela "Un know how per l'etica". Lui divide il discorso sul comportamento buono, giusto, dalla discorso su ciò che è bene essere. Collocando il primo tra la morale che costruisce confini sui comportamenti e il secondo all'interno dell'etica. L'etica allora si occuperebbe dell natura della vita virtuosa e della nozione di bene come oggetto del nostro amore o della nostra devozione o come centro privilegiato della nostra attenzione o volontà (cito testualemtne). E poi, differenziando tra conoscenza tacita, immediata (quella più importante per Varela e più diffusa anche) da quella frutto di investigazione sul contenuto intenzionale, dice: una persona saggia è quella che conosce ciò che è bene e lo mette spontaneamente in pratica, le sue azioni derivano da un confronto immediato con gli eventi che le capitano. In questo senso Varela parla di Know how etico VS know what (etica frutto di investigazione, necessaria quando non si sa che pesci pigliare). Varela parla infatti di unità di conscenza incorpate, vissute. Allora la domanda sarebbe, ponendo come esempio quello di una persona che vedendo un bimbo che sta scivolando in un pozzo si precipita spontaneamente ad afferrarlo, qual'è la conoscenza etica spontanea che sta all'interno di quella azione, quali principi sta incarnando, da quali principi emerge naturalmente/spontaneamente? MI rendo conto ora che potrebbe sembrare una recensione al libro..:-) che collocherei senz'altro tra quelli da leggere, ma non era questo l'intento.. Nota personale: per me l'appartenenza culturale non ha a che fare con l'etica, io in alcuni momenti fracasserei volentieri il cranio di molti miei concittadini contro il primo muro, perché non li perpepisco affatto come etici, ma poi non lo faccio, forse l'etica spontanea informa anche ciò che non riusciamo a fare... Peace & Love Gg P.S. baci e abbracci a chi fosse stato a Racconti mediterranei a Caorle e stesse leggendo questo messaggio. |
| Re: L'Etica fra l'assolutismo e il relativismo: la via costruttivista | |
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11 luglio 2007 |
Fatte le domande abbozzo una risposta, sperando che non si strutturi un monologo via forum. La qualità etica che io vedo in quel gesto, come in altri per me simili sta nel riconoscere l'altro come un tuo simile, un essere con la stessa tua dignità sostaziale. Un tuo simile che, nel caso del bambino, è anche più piccolo e quindi meno forte/capace di difendersi di te, e quindi particolarmente bisognoso di attenzioni e cure che tu, essendo un adulto buono, ti senti portato spontaneamente a dare. Mi viene in mente IL comandamento di Gesù (pur non riconoscendomi per niente nella chiesa cattolica): ama il prossimo tuo come te stesso. Quindi due cose: 1) riconosci l'altro come tuo prossimo, colui a cui ti approssimi, riconoscendogli la stessa tua dignità; 2) eserciti la reciprocità nel sentire e nel fare: vale per l'altro ciò che vale per te stesso. Questi forse sono alcuni dei principi che possono permettere didistinguere tra un dialogo etico ed uno che non lo è, degli apriori etici, tornando alla domanda fatta da Massimo un po' di tempo fa. Varela parla anche di un'altra cosa che riassumerei come la compassione che emerge spontaneamente dalla consapevolezza dell'impermanenza, dalla consapevolezza sentita profondamente del sè senza sostanza sè. Ma di questo magari possiamo dialogare la prossima volta. Ora ho esaurito le energie del giorno. Buona notte. Gg |
| Re: L'Etica fra l'assolutismo e il relativismo: la via costruttivista | |
02 settembre 2008 |
"CONTRAPPOSIZIONE" e "la via": ECCO LA TRAPPOLA. Ritorno alla questio primordiale, GILIBERTIANAMENTE strutturata. Perchè cercare risposte se abbiamo perso la domanda? Conversando con due cari amici, Umberto e Francesco, mi si è aperto un nuovo varco. Sapete loro non parlano, veleggiano. Mi proposero che "ogni cosa detta è detta da qualcuno" e ci credetti. Uscire dal piano della contrapposizione, cambiare la domanda per entrare in un contesto più ampio in cui le due forze in gioco non si escludono bensì si completano. Solcare la linea di confine, "il filo del rasoio". La prospettiva costruttivista potrebbe rappresentare UNA via, di certo non lineare. Ho riletto qua e là le ramificazioni di questo forum, direi, avvincente pur non rinnegando provocazioni e stalli (dei quali non mi sento estranea). Quel Giliberto...S'è costruito un intero forum su un paradosso! Che birbante. Bedda matri santissima, salutamu. [ Modificato da Augusta il 02/09/2008 alle ore 12:09 ] |
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